domenica 12 giugno 2011

Fabrizio Vendramin vince Italia's got talent

ECCEZZIUNALE VERAMENTE!!!




Si è conclusa ieri sera la seconda edizione del talent show di Canale 5 Italia’s got talent, con la vittoria di Fabrizio Vendramin.

Il  pittore 48enne è riuscito a rendere molto televisiva la sua performance e a collegarla al mondo della musica proponendo ritratti di grandissimi cantanti e accompagnando il tutto con una sapiente selezione musicale.
Il vincitore del talent è stato infatti capace di dipingere al contrario i volti di celebri cantanti come Jimi Hendrix, nella prima puntata di Italia’s Got Talent, Bob Marley per la sua seconda performance, fino ad arrivare a Freddy Mercury, il cui ritratto gli è valso la vittoria finale.

Il trionfatore Fabrizio Vendramin, presente nei pronostici finali di Rudy Zerbi e Gerry Scotti ha le idee molto chiare su come spendere i 100 mila euro della vittoria: “L’unica cosa che farei è quella di aprire un laboratorio per giovani e stimolarli a dipingere con la musica. Questo è il mio sogno, ma il realtà ho già raggiunto l’obiettivo che mi ero prefissato: riuscire a farmi conoscere il più possibile.”

Intanto Canale 5 e tutta la squadra di Italia’s got talent può ritenersi più che soddisfatta degli ottimi risultati d’ascolto ottenuti da questa seconda stagione del talent show. Infatti nella finale di ieri sera il programma ha registrato un ascolto pari a 6.402.000 telespettatori con il 33,14% di share.

[Da www.seriescounty.it]

lunedì 6 giugno 2011

Nadal vince il Roland Garros 2011


IMMENSO RAFA!!!!





Rafa VI re di Parigi: Nadal come Borg al Roland Garros

Il numero 1 del mondo entra nella storia, non lascia scampo a Federer in finale e trionfa per la sesta volta, come l'indimenticato campione svedese, sulla terra rossa della seconda prova dello Slam: 7-5, 7-6, 5-7, 6-1, i parziali per lo spagnolo.

Rafa Nadal ha vinto il suo sesto Roland Garros. A Parigi il numero 1 del mondo non ha lasciato scampo a Roger Federer. 7-5, 7-6, 5-7, 6-1 i parziali a favore dello spagnolo che grazie a questo successo eguaglia Bjon Borg nell'albo d'oro della seconda prova dello slam.

A Parigi il re è sempre lui. Rafael Nadal è quasi costretto a scusarsi con il suo rivale di sempre, il gentleman Roger Federer, per l'ennesima finale con titolo annesso che gli porta via: già perchè sulla terra rossa parigina è lo spagnolo a conquistare la coppa del Roland Garros, la sesta della sua strabiliante carriera, che lo porta a eguagliare il record nello slam francese di Bjorn Borg. Il maiorchino si è imposto in quattro set con il punteggio di 7-5 7-6(3) 5-7 6-1, in tre ore e quaranta minuti di gioco. L'ennesimo trionfo del 25enne spagnolo che resta numero uno al mondo.

"Roger, hai fatto un torneo fantastico, hai giocato in maniera straordinaria anche la finale. Mi spiace averti battuto" le parole di Nadal allo svizzero. Che quanto a fair play lo aveva anticipato durante la cerimonia di premiazione: "Rafa ha dimostrato di essere il più forte sulla terra battuta. Ma io sono molto fiero di quello che ho fatto in queste settimane, anche se ancora una volta il mio cammino si ferma in finale".

Eppure il campione svizzero - che perde per la quarta volta il Roland Garros proprio per mano di Nadal - era partito meglio, con un 3-0 grazie ad un break al secondo gioco. Federer è implacabile, soprattutto al servizio: Nadal sembra un po' frastornato e preoccupato dalla posta in palio (in ballo c'è il primato nella classifica mondiale oltre al titolo parigino). Sul 5-2 per Federer il maiorchino annulla un set-point e ottiene il contro-break nel gioco successivo: poco dopo lo spagnolo riagguanta l'avversario sul cinque pari e poi va a vincere 7-5. E sono scambi intensi anche quelli che animano la seconda frazione, con lo spagnolo che fallisce un set point e sul 40-40 arriva l'interruzione per la pioggia. Dopo appena 12 minuti di sospensione il match riprende ed è l'unico set che finisce nelle mani di Federer. Nel quarto Nadal appare in difficoltà ma si salva dallo 0-40. Ma torna a splendere il sole e Nadal toglie ancora la battuta a Federer.

Ancora qualche scambio ed è 6-1 per il signore di Parigi. Che nella Ville Lumiere ritocca in meglio le sue cifre già da record: perchè il maiorchino ha giocato dodici finali del Grande Slam e ne ha perse solo due. Entrambe a Wimbledon (ma l'erba non è la sua superficie) e tutte e due contro Federer. Ma il confronto con lo svizzero è tutto a vantaggio dello spagnolo che a Parigi ha centrato la sua 17/a vittoria contro Federer. E poi c'è il record di Borg: sei titoli a Parigi. Quanto basta per inginocchiarsi e sfiorare quella terra di cui resta re.

[Da sport.sky.it]

venerdì 27 maggio 2011

Senza parole



Ho guardato dentro una bugia
e ho capito che è una malattia
dalla quale non si può guarire mai
e ho cercato di convincermi
... che tu non ce l'hai.

E ho guardato dentro casa tua
e ho capito che era una follia
avere pensato che fossi soltanto mia
e ho cercato di dimenticare
di non guardare.

E ho guardato la televisione
e mi è venuta come l'impressione
che mi stessero rubando il tempo e che tu...
... che tu mi rubi l'amore
ma poi ho camminato tanto e fuori
c'era un gran rumore...
che non ho più pensato a tutte queste cose.

E ho guardato dentro un'emozione
e ci ho visto dentro tanto amore
che ho capito perché non si comanda al cuore.


E va bene così...
senza parole... senza parole...
E va bene così, senza parole
E va bene così, senza parole...
E va bene così...

E guardando la televisione
mi è venuta come l'impressione
che mi stessero rubando il tempo e che tu...
che tu mi rubi l'amore
poi ho camminato tanto e fuori
c'era un grande sole
che non ho più pensato a tutte queste cose...

E va bene così...
senza parole... senza parole...
E va bene così, senza parole
E va bene così, senza parole 

- Vasco Rossi -

mercoledì 25 maggio 2011

La gente, generalmente, non riesce a vedere la bellezza nella verità, l'uomo ordinario se ne allontana rendendosi cieco alla bellezza che vi è insita. La vera arte sorgerà ogni qualvolta gli uomini cominceranno a vedere la bellezza della verità.

- Mahatma Gandhi -

giovedì 12 maggio 2011

Non ci sentiamo il paese sotto i piedi...

 
Мы живем, под собою не чуя страны,
Наши речи за десять шагов не слышны,
А где хватит на полразговорца,
Там припомнят кремлёвского горца.
Его толстые пальцы, как черви, жирны,
А слова, как пудовые гири, верны,
Тараканьи смеются усища,
И сияют его голенища.

А вокруг него сброд тонкошеих вождей,
Он играет услугами полулюдей.
Кто свистит, кто мяучит, кто хнычет,
Он один лишь бабачит и тычет,
Как подкову, кует за указом указ:
Кому в пах, кому в лоб, кому в бровь, кому в глаз.
Что ни казнь у него - то малина
И широкая грудь осетина.
 
- Осип Эмильевич Мандельштам -

 
 
Non ci sentiamo il paese sotto i piedi,
a dieci passi di distanza non si sentono le voci,

e ovunque ci sia spazio per un mezzo discorso
salta sempre fuori il montanaro del Cremlino.
Le sue dita dure sono grasse come vermi,
le sue parole esatte come fili a piombo.
Ammiccano nel riso i suoi baffetti da scarafaggio,
brillano i suoi stivali.


Ha intorno una marmaglia di ducetti dagli esili colli
e si diletta dei servigi di mezzi uomini.
Chi miagola, chi stride, chi guaisce
se lui solo apre bocca o alza il dito.
Forgia un decreto dopo l’altro come ferri di cavallo:
a chi lo dà nell’inguine, a chi fra gli occhi, sulla fronte o sul muso.
Ogni morte è una fragola per la bocca,
di lui, osseta dalle larghe spalle.

- Osip Emil'evič Mandel'štam - 

 

martedì 10 maggio 2011

Sono ancora lontano dall’essere patriarca...

Еще далеко мне до патриарха,
Еще на мне полупочтенный возраст,
Еще меня ругают за глаза
На языке трамвайных перебранок,
В котором нет ни смысла, ни аза:
- Такой-сякой! - Ну что ж, я извиняюсь,
Но в глубине ничуть не изменяюсь.

Когда подумаешь, чем связан с миром,
То сам себе не веришь: ерунда!
Полночный ключик от чужой квартиры,
Да гривенник серебряный в кармане,
Да целлулоид фильмы воровской.

Я, как щенок, кидаюсь к телефону
На каждый истерический звонок:
В нем слышно польское: "Дзенькуе, пани",
Иногородний ласковый упрек
Иль неисполненное обещанье.

Bсе думаешь, к чему бы приохотиться
Посереди хлопушек и шутих,
Перекипишь, а там, гляди, останется
Одна сумятица да безработица:
Пожалуйста, прикуривай у них! 

То усмехнусь, то робко приосанюсь
И с белорукой тростью выхожу, -
Я слушаю сонаты в переулках,
У всех лотков облизываю губы,
Листаю книги в глыбких подворотнях,
И не живу, и все-таки живу. 


Я к воробьям пойду и к репортерам,
Я к уличным фотографам пойду,
И в пять минут - лопаткой из ведерка -
Я получу свое изображенье
Под конусом лиловой шах-горы. 


А иногда пущусь на побегушки
В распаренные душные подвалы,
Где чистые и честные китайцы
Хватают палочками шарики из теста,
Играют в узкие нарезанные карты
И водку пьют, как ласточки с Ян-цзы.


Люблю разъезды скворчущих трамваев,
И астраханскую икру асфальта,
Накрытого соломенной рогожей,
Напоминающей корзинку асти,
И страусовы перья арматуры
В начале стройки ленинских домов. 


Вхожу в вертепы чудные музеев,
Где пучатся кащеевы Рембрандты,
Достигнув блеска кордованской кожи,
Дивлюсь рогатым митрам Тициана,
И Тинторетто пестрому дивлюсь, -
За тысячу крикливых попугаев. 

И до чего хочу я разыграться,
Разговориться, выговорить правду,
Послать хандру к туману, к бесу, к ляду,
Взять за руку кого-нибудь: - Будь ласков, -
Сказать ему, - нам по пути с тобой. 

- Осип Эмильевич Мандельштам -




Sono ancora lontano dall'essere patriarca,
ho ancora un’età solo a mezzo ossequiata,
ancora c’è chi mi insulta sul muso
nel linguaggio degli alterchi sui tram
in cui non c’è senso né coda:
“Pezzo di…” – d’accordo, chiedo scusa,
ma dentro non mi sposto di un centimetro…

Quando pensi cosa ti lega al mondo
stenti a crederci: un niente,
la chiave notturna d’una casa altrui,
un soldino d’argento in tasca,
la furtiva celluloide di un film…

Come un cagnolino mi getto sul telefono
ad ogni squillo isterico
per sentire il polacco “Dzenkie, pane”,
il tenero rimprovero di una città lontana
o una promessa non mantenuta.

Continui a sperare: a cosa prender gusto
in mezzo a razzi e petardi?
Ti infiammi – e là, guarda, non resta
che baraonda e disoccupazione:
coraggio, va’ a chiedergli del fuoco!

Ora sorrido, ora mi do un contegno
e vado a passeggio col mio bastone biondo.
Ascolto le sonate nei vicoli,
mi lecco i baffi ad ogni bancarella,
sfoglio libri in androni fatiscenti
-non vivo, ma in qualche modo tiro avanti.

Andrò dai passeri, andrò dai reporters,
andrò dai fotografi ambulanti,
e in cinque minuti, come un colpo di cazzuola,
avrò la mia figura
sotto il cono violaceo del monte Sach.

Oppure mi farò assumere tra i galoppini
nelle cantine afose, ammollite dal vapore,
dove puliti e onesti cinesini
acchiappano con le bacchette pallottole di pasta,
giocano con strette carte filettate
e devono vodka, rondini dello Jan-Tse.

Amo le corse dei tram cinguettanti
e il caviale astrachano dell’asfalto,
rivestito di stuoie di paglia
come i fiaschi di vino d’Asti,
e le piume di struzzo delle armature nei cantieri
delle case di Lenin.

Entro nei meravigliosi teatrini dei musei
dove Rembrandt scheletrici si gonfiano
fino alla lucentezza della pelle di Cordova;
ammiro le mitre cornute di Tiziano
e lo screziato Tintoretto ammiro
per i suoi mille pappagalli striduli…

E quanta voglia ho di lasciarmi andare,
di fare un po’ di chiacchiere, di dire la verità,
di mandare lo spleen alla nebbia, al diavolo, alla forca,
di prendere qualcuno per mano e: Sii gentile,
dirgli, visto che andiamo per la stessa strada…

- Osip Emil'evič Mandel'štam -